Il sostegno è un diritto anche nelle scuole paritarie.

L’insegnante di sostegno è un diritto anche nelle scuole paritarie, le quali hanno l’obbligo di garantire il sostegno agli alunni e studenti con disabilità. Purtroppo, sempre più spesso accade, che diritti sanciti dalla legge, siano palesemente ignorati. A rimetterci sono sempre le famiglie più deboli, incapaci o impossibilitate di farsi valere. Grazie quindi a tutte le famiglie come quella di Enrico che riescono a portare all’attenzione dell’opinione pubblica queste manifestazioni di in-civiltà e a dare una speranza a tutti.
Genitori sempre in trincea

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Ora, per Enrico, la scuola può davvero incominciare!

«Enrico ha vinto!», ci scrive l’Associazione Tutti a Scuola, riferendosi a quel ragazzo con autismo cui erano state negate le ore di sostegno da parte di un Istituto Paritario di Napoli. Infatti, dopo che gli organi d’informazione avevano dato ampia visibilità a questa storia di discriminazione scolastica, culminata anche in un’Interrogazione alla Camera, l’Ufficio Scolastico Regionale della Campania ha garantito una serie di misure che dovrebbero risolvere la situazione. Si può dunque sorridere, di fronte a un risultato ottenuto con le armi non violente della legge e dell’informazione, anche se bisognerà ora verificare l’applicazione dei provvedimenti promessi e soprattutto lottare perché gli stessi diritti vengano estesi alle migliaia di altri alunni con disabilità che vivono le stesse difficoltà

«È impreparato, dorme a scuola e regredisce nella preparazione»: così avevano scritto sul diario di Enrico, alunno di 12 anni dell’Istituto Paritario Sacro Cuore (delle Suore Betlemite) di Napoli. Enrico, però – e forse la sua insegnante non se n’era accorta… – è affetto da disturbi dello spettro autistico e il suo progetto educativo dev’essere diverso da quello dei compagni. Gli sarebbero servite, quindi, quelle ore di sostegno che la scuola non era disposta a dargli, avendo anzi chiesto ai genitori di pagare un insegnante.

Ci aveva indignato, qualche settimana fa, la storia di discriminazione scolastica denunciata per prima dall’associazione napoletana Tutti a Scuola e ripresa poi da vari organi d’informazione. Una storia – cui avevamo dedicato un ampio approfondimento (lo si legga cliccando qui) – che era finita anche in Parlamento, con l’Interrogazione alla Camera della deputata Luisa Bossa, indirizzata al ministro Gelmini, ove si sottolineava tra l’altro che quella scuola «non può addurre la mancanza di fondi né può chiedere ai genitori di farsi carico dei costi per l’insegnante di sostegno. L’istituto – come tutti quelli paritari – riceve fondi pubblici e deve garantire diritti e parità».

Ebbene, tra le mille difficoltà e amarezze che un’incompiuta inclusione scolastica costringe quotidianamente molte famiglie a vivere, sembra proprio che ogni tanto si possa anche sorridere! Ed è quello che abbiamo fatto, quando abbiamo ricevuto da Tutti a Scuola il seguente messaggio: «Enrico ha vinto! Avrà il suo insegnante di sostegno a partire da quest’anno. Per lui la scuola incomincia l’11 aprile!».
«C’è soddisfazione – prosegue il comunicato dell’Associazione – nel riscontrare che la lotta paga, una lotta che va sempre sostenuta, perché solo chi rinuncia a combatterla ha già perso in partenza. Con Enrico hanno vinto anche la sua famiglia, Tutti a Scuola e quei giornalisti che, in un Paese asservito, riescono lo stesso, con coraggio, ad esercitare il loro diritto di cronaca e di denuncia».
Si è trattato di «una battaglia – viene precisato – combattuta con le armi non violente di una denuncia alla polizia, di un’Interrogazione Parlamentare indirizzata al Ministro dell’Istruzione, di un’ispezione alla scuola paritaria dove Enrico studia e soprattutto dei numerosi appelli mediatici incominciati con gli articoli del “Mattino” di Napoli e proseguiti a Rai Tre con la trasmissione Agorà».
«Tutti noi, però, siamo consapevoli – conclude la nota di Tutti a Scuola – che è stata vinta una battaglia, ma che per vincere la guerra bisognerà verificare l’applicazione delle misure promesse dall’Ufficio Scolastico Regionale e soprattutto che gli stessi diritti vengano estesi agli altri ventimila alunni disabili che vivono le medesime difficoltà». (S.B.)

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