Insultano suo figlio down sui social: una madre risponde con tutto il suo amore

Purtroppo le offese non arrivano solo da persone ignoranti e prive di sensibilità.  Spesso sono le istituzioni ad offendere questi ragazzi quando non si prendono cura di loro in modo adeguato. A me fanno molto più male le seconde.

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http://donna.fanpage.it/insultano-suo-figlio-down-sui-social-una-madre-risponde-con-tutto-il-suo-amore/

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AUGURI AL DOTT. PIERCARLO MORELLO

E’ con grande gioia che salutiamo la laurea di Pier Carlo Morello e gli esprimiamo,  a nome di tutti i genitori dell’Associazione FARCELA,  i nostri più calorosi e sentiti  auguri per questo meraviglioso traguardo.

1920520_10151904698540047_2134674228_nQuesta storia è emblematica e colma  di significati,  è una storia che  ci   obbliga a riflettere  sul futuro di queste persone: noi genitori  che dobbiamo credere nelle loro capacità, la società che spesso è spaventata di fronte alla disabilità, ma soprattutto le istituzioni.

I ragazzi con autismo se seguiti e accompagnati in modo adeguato – e Pier Carlo ce lo ha dimostato – possono sviluppare molte  competenze  e acquisire anche elevati gradi di autonomia che consentirà loro una migliore qualità di vita.

E’ però necessario avere fiducia, credere nelle loro potenzialità e impegnarsi affinché  esse emergano in tutte le diverse sfaccettature.  Si deve iniziare da una diagnosi precoce, seguita  da  una presa in carico di qualità, da una scuola inclusiva e professionale.  E’ necessario costruire  un percorso dopo la scuola che non sia fatto solo ed esclusivamente di centri diurni, ma anche di progetti e percorsi personalizzati mirati ad includere le persone nella comunità. 

Con queste semplici parole ringraziamo i genitori di Pier Carlo perché con il loro impegno e la loro determinazione,  scontrandosi spesso contro i muri delle istituzioni, hanno permesso a tutti noi di sperare in un futuro migliore. A Luciano Morello, fondatore e storico  Presidente dell’Associazione FARCELA, un ringraziamento particolare per averci insegnato a guardare oltre ai limiti che spesso noi stessi ci autoimponiamo e a guardare i nostri figli con occhi diversi.  

Grazie Pier Carlo, grazie Luciano per i vostri insegnamenti  che ci spronano a spingerci oltre il  comune orizzonte.

Per l’Associazione FARCELA

Il Presidente e il Direttivo

Nota: L’Associazione FARCELA si dissocia nel modo più netto e assoluto dai comunicati di alcune associazioni che mettono in discussione le capacità di Pier Carlo o in alternativa  la  diagnosi di autismo lunga ben 33 anni. Un triste e devastante  messaggio per tutti i nostri ragazzi: una persona autistica non può raggiungere tali obbiettivi e se li raggiunge non è autistico. Praticamente l’autismo  come una condanna a vita, una condanna al ritardo mentale.  Noi  invece crediamo nella capacità dei nostri figli e siamo orgogliosi dei risultati di Pier Carlo,  senza se e senza ma.

A volte il silenzio vale più dell’oro.

 

Vicenza si mobilita a fianco del ragazzo autistico seviziato a scuola“

Convegno sull’autistico maltrattato con Gianluca Nicoletti

Fatti di una crudeltà inaudita. Fa male leggere queste cose e molto triste  pubblicarle sul  nostro sito. Ma dobbiamo leggerle, dobbiamo essere consapevoli di quella che purtroppo è la realtà in tanti casi. Dobbiamo “sapere” per essere attenti ad ogni segnale che i nostri figli ci mandano, pronti a valutare con attenzione ogni “sensazione” di genitore. Cari amici di FARCELA leggete tutti gli articoli che troverete al link qui sotto:

http://www.vicenzatoday.it/cronaca/convegno-autistico-maltrattato-gianluca-nicoletti.html

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tratto da VicenzaToday

I fatti della scuola media di Barbarano, dove un ragazzo autistico di 14 anni è stato maltrattato per mesi dall’insegnate e dall’operatrice sanitaria a cui era affidato, ha destato grande scalpore a livello nazionale, nonostante il silenzio dei media. L’unico che ha dato risalto alla vicenda è il giornalista Gianluca Nicoletti, che su La Stampa ha raccontato il dramma vissuto dal 14enne e le indagini ed ha ospitato il padre Diego P. in una puntata di Melog su Radio 24 . Nicoletti è a sua volta è padre di un ragazzo autistico e gli ha dedicato un libro, “Una notte ho sognato che parlavi”: l’obiettivo del giornalista è di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi delle famiglie dove è presente una persone affetta da questo tipo di disabilità.

Per questo domani, sabato 13, lo scrittore sarà presente a Vicenza a Palazzo Trissino, alle 17, in un momento di confronto con le principali associazioni che uniscono i famigliari di autistici, Fish, Angsa Veneto e Autismo Triveneto, di cui fa parte anche Diego P.. Parteciperà anche il sindaco di Vicenza, Achille Variati, ed il direttore de Il Giornale di Vicenza, Ario Gervasutti, che modererà il dibattito. Nel corso dell’organizzazione dell’evento, a cui ha partecipato Vicenzatoday, i rappresentanti delle associazioni hanno raccontato che il caso di Barbarano è solo “la punta dell’iceberg“. Sono, in realtà, quotidiane le difficoltà che queste famiglie affrontano ogni giorno, sbattendo contro la burocrazia delle Aziende sanitarie e spesso con l’incompetenza degli operatori.

 

“Bambini autistici in aumento”. Allarme nelle scuole degli Usa

Una vera epidemia che sta avanzando. Le associazioni di genitori (vere) sono anni che hanno lanciato l’allarme e sono stati sempre derisi e inascoltati. E questi sono i risultati.

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La Stampa del 23-03-2013

“Bambini autistici in aumento”. Allarme nelle scuole degli Usa

27141_357138337729546_1519362048_nUn caso su 50 presenta sintomi della sindrome. «Ma in passato il fenomeno era sottostimato»

NEW YORK. Suona come un campanello d’allarme l’incremento del numero di casi di autismo tra i bambini iscritti alle scuole americane. A rivelarlo è il Center for Disease Control, il braccio operativo del dipartimento per la Salute degli Stati Uniti, secondo cui un ragazzino su cinquanta presenta sintomi riconducibili alla sindrome da autismo. Il dato, che si basa principalmente sulle informazioni fornite dai genitori degli alunni, è ben superiore a quello rilevato lo scorso anno quando la quota era di un bimbo ogni ottantotto.

I funzionari del Cdc, tuttavia, tengono a precisare che l’incremento non si traduce necessariamente nel fatto che l’autismo sia un fenomeno dilagante negli Usa, piuttosto indicherebbe un aumento delle diagnosi, specie tra i bambini che hanno problemi e sintomi ancora moderati o non completamente manifesti. Per decenni venivano identificati come autistici i ragazzini con mancanze molto gravi nel linguaggio e nella elaborazione concettuale, difficoltà di comunicazione, e comportamenti inconsueti e ripetitivi. Con il tempo tuttavia la categoria è stata ampliata ricomprendendo altri sintomi meno gravi e di intensità più moderata. In base a questi criteri, i dati elaborati dal Cdc rivelano che il numero di bambini affetti da autismo, nelle sue diverse forme, sono negli Stati Uniti almeno un milione. Un dato che mette in guardia il governo americano dal momento che le già limitate risorse del settore sanitario dovranno in qualche modo essere impiegate per far fronte a questa emergenza.

Del resto il precedente studio, che rivelava un caso su 88 bambini, si basava su un campione ben più ridotto, circoscritto a 14 Stati e bambini di soli otto anni. La più recente rilevazione, invece, è avvenuta su una base più ampia e offre un’istantanea decisamente più affidabile della situazione americana. «Abbiamo sottostimato il fenomeno», spiega Michael Rosanoff, di «Autism Speaks», secondo cui tra i dati più significativi che emergono c’è il fatto che ad essere affetti sono ragazzini di età superiore alla media individuata in precedenza. Una conferma di carattere pratico arriva dalla dottoressa Roula Choueri, neuropediatra del Tuft Medical Center di Boston, la quale spiega come la rilevazione rifletta quanto da lei osservato in clinica. «Spesso si tratta di bambini che tendono ad avere sintomi meno evidenti e più moderati, che hanno lievi ritardi nel linguaggio o difficoltà di ambientazione sociale», spiega la specialista secondo cui il punto nevralgico del problema è che questi problemi si acutizzano allorquando la scuola diventa più esigente e i contesti sociali si fanno più complessi.

di Francesco Semprini

In cascina un centro contro l’autismo

Press-IN anno V / n. 609

Il Giorno del 11-03-2013

In cascina un centro contro l’autismo

http://www.cascinasanvincenzo.org/index.php?entry=entry080603-163505

CONCOREZZO. Un centro specializzato nella cura dell’autismo. Unico del genere nella provincia di Monza e Brianza. Lo sta costruendo a Concorezzo l’associazione Cascina San Vincenzo con l’aiuto della Caritas e della Fondazione Cariplo. Sarà pronto tra qualche settimana e potrà assistere 50 bambini. La ristrutturazione prosegue spedita. Al piano terra sono stati ricavati piccoli appartamenti, mentre il primo piano è tutto dedicato alle terapie. Tutto è partito da un gruppo di famiglie di Concorezzo alcune delle quali con figli colpiti da autismo. Una malattia diffusa anche in Brianza: «Seguiamo 25 bambini a scuola e a casa, ma ne abbiamo altrettanti in lista d’attesa» dice Fabrizio dell’Orto, il direttore della Cascina San Vincenzo, la stessa che anni fa ha ospitato un centro per la cura dei malati di Aids dei padri Camilliani. L’incidenza della sindrome autistica è di 1 bambino su 150 nati. Aiutano le famiglie la Fondazione “I Care ancora” e un nutrito gruppo di volontari che segue i ragazzi autistici sia negli incontri settimanali che nei «Sabato Insieme» e fornisce «ore di sollievo» a numerose famiglie. IL PROGETTO del Centro è andato in porto grazie alla generosità di un concorezzese, Giordano Meani, che ha regalato alla Caritas la vecchia cascina lungo la provinciale Monza-Trezzo, con il vincolo di destinarla a iniziative dedicate ai minori. «Al cuore della nostra attività c’è la famiglia – racconta Dell’Orto – è il nucleo attorno cui costruire una rete di riabilitazione che possa garantire un futuro e un importante miglioramento della qualità della vita. La famiglia non può essere lasciata sola in questo compito». NELLA CASCINA San Vincenzo lavorerà una equipe di professionisti (neuropsichiatra infantile, psicologa, educatori, logopedisti, psicopedagogista, neuropsicomotricista) specializzati nel trattamento dell’autismo. Le terapie come logopedia e rinforzo cognitivo e relazionale, non rientrando nei servizi base, saranno a pagamento «a prezzi convenzionati», spiega il direttore del Centro. La cascina sarà anche un luogo di formazione e sostegno. antonio.caccamo@ilgiorno.net

di Antonio Caccamo

Una “fattoria sociale” ospiterà pazienti autistici

La Stampa del 13-02-2013

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Una “fattoria sociale” ospiterà pazienti autistici

PIOBESI. Nascerà a Piobesi una «farm community» riabilitativa, ovvero una fattoria sociale che, grazie ai suoi spazi e al legame stretto con la natura e i cicli delle stagioni, offrirà un contesto di vita adeguato a persone affette da autismo.

Lo ha annunciato la direzione del Centro di riabilitazione Ferrero di Alba, durante il convegno «L’intervento abilitativo nell’autismo in età adulta» che ha visto l’intervento di alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani di questo disturbo che colpisce i maschi in misura 3-4 volte superiore alle femmine. «Nonostante le difficoltà e le incertezze che sta vivendo il settore socio-assistenziale, abbiamo deciso di investire su una nuova struttura in grado di offrire assistenza all’avanguardia ai pazienti autistici adulti» spiega l’amministratore unico del Centro Ferrero, Margherita Artusio.

I posti disponibili saranno venti, il luogo scelto è l’ex Casa Amica di Piobesi: lì, a due passi dal centro del paese e al tempo stesso in un’area tranquilla e aperta alla campagna circostante, da metà marzo sarà trasferita l’attività di Villa Ottavia, la comunità alloggio di Castiglione Falletto che già da tempo ospita nove pazienti autistici di età compresa tra i 20 e i 40 anni. «La nuova struttura – dice Alberto Paudice, direttore sanitario del Centro – consentirà di compiere un salto di qualità nella direzione di realizzare un ambiente che stimoli maggiormente le capacità sociali, emotive, cognitive all’interno di un contesto di vita quotidiana che integri i vari momenti di lavoro, riposo, svago, creatività. La possibilità di trasferirsi in una struttura nei dintorni di Alba in territorio collinare, con annesso ampio terreno e spazio interno per laboratori, ci permetterà di indirizzarci verso il modello della farm community». E aggiunge: «L’attività agricola e dei vari laboratori deve superare la logica della riabilitazione, per una idea di abilitazione nella vita quotidiana».

Parallelamente saranno attivati, in funzione dei bisogni e delle problematiche individuali, degli specifici percorsi relazionali, comunicativi, cognitivi. Inoltre, il radicamento sul territorio della struttura e i contatti con le varie realtà sociali ed economiche consentirà il coinvolgimento di varie persone, anche come volontari. Per questo, a breve il progetto sarà presentato alla popolazione di Piobesi per iniziare subito un dialogo diretto e costruttivo.

Primo giorno di lavoro alla Serra della casa di Ventignano

Il 18 febbraio 2013 è un giorno importante per tutti noi. E’ il primo giorno di lavoro alla serra.
L’Associazione Autismo Casa di Ventignano, come è noto, ha partecipato, vincendo, ad un bando regionale di agricoltura sociale e ha realizzato, grazie al sostegno economico di tanti amici, una bellissima serra. Ed eccoci al primo giorno di lavoro. Una data storica per i nostri ragazzi e per la nostra comunità. 5 ragazzi accompagnati da operatori della Cooperativa sociale Pegaso e della Cooperativa agricola Sinergic@, con la supervisione degli operatori della Casa varcheranno il cancello della casa e inizieranno l’attività, retribuita con il finanziamento regionale. Tutti noi vogliamo che questo sia solo l’inizio. Molti sono i progetti. La settimana scorsa il presidente di Autismo Toscana ha avuto un incontro con L’Assessore  all’Agricoltura della Regione Toscana Gianni Salvadori e con Vittorio Bugli, Presidente dei Consiglieri Regionali del Gruppo del Pd.
L’Assessore si è dimostrato molto interessato al nostro progetto e molto propositivo, ipotizzando varie possibilità di sviluppo del nostro progetto. Sono previsti altri incontri a breve per continuare un canmmino che possa sviluppare l’attività ora iniziata.

http://www.autismotoscana.it/index.php?p=56

Autismo: il dramma è “dopo di noi”

Verona Fedele online del 08-02-2013

Autismo: il dramma è “dopo di noi”

“Che importa se non hai mai frequentato una scuola, se non conosci l’emozione di un esame o la gioia di un’assunzione al lavoro. Se non guidi la macchina, non voti, non contesti i programmi dei politici, non ti alleni in piscina, non hai una fidanzata, non hai il bancomat né il cellulare perché non sai neppure parlare. Tu sei la nostra sfida con qualsiasi metodo e impegno educativo che stimoli e recuperi, anche se a piccolissimi passi, le capacità latenti di autonomia che certamente sono in te”.
Parole di amore, di sofferenza, di vita, quella di una madre, Tilde Amore fondatrice e presidente di “Autismo Insieme” fondazione per il “dopo di noi” e insegnante di sostegno che, come tante altre, ha un figlio autistico adulto. Quante siano non possiamo dirlo. Ad oggi non esiste un dato sull’incidenza reale di questa malattia, un disturbo permanente dello sviluppo che compromette il funzionamento del cervello e si caratterizza con disturbi della comunicazione verbale e non verbale, del comportamento, dell’integrazione e della relazione, si manifesta nei primi tre anni e dura tutta la vita.
Secondo i dati presentati nel 2012 dall’Iss, l’Istituto superiore di sanità, colpisce oltre 10 bambini ogni 10mila e se si considerano tutti i disturbi dello spettro autistico la prevalenza supera i 40 casi ogni 10mila. Ma quanti sono gli over 18 colpiti da una patologia da cui non si guarisce? «Gli adulti con autismo vivono nella Continue reading Autismo: il dramma è “dopo di noi”

Adesso siamo proprio nei guai

Ho sempre pensato che all’interno di un’associazione di volontariato come la nostra, sia sempre difficile parlare di “politica”; i  nostri ragazzi non hanno colore o bandiere, non sono di destra, di sinistra  o di centro…sono ragazzi, persone,  che per vivere hanno  bisogno di una cultura sociale che ponga al suo centro non il denaro, il succeso o il potere, ma  la solidarietà civile, il  rispetto e  la  dignità della persona, i quali    non hanno  vessilli colorati  da sventolare.

Eppure, adesso,  se vogliamo supravvivere, dobbiamo riflettere sul percorso che  ha  intrapreso  l’attuale classe politica dirigente sui temi della disabilità. Negli ultimi tempi, e non è complice solo  l’attuale  crisi economica, tutte le conquiste sociali  rischiano di essere smantellate  attraverso i tagli della finanziaria.  Ma quello che mi spaventa di più è  il sottile, lo strisciante  cambio di mentalità sull’intepretazione della disabilità.  Ultimamente leggo delle rappresentazioni, dirette o indirette,  che il governo da delle nostre famiglie  e dei nostri figli che mi fanno inorridire: scrocconi, falsi invalidi, imbroglioni, peso per la società, spese da tagliare per quadrare i bilanci….bhe,  indipendentemente dal colore politico di ognuno di noi, credo che dovremmo  prendere coscienza di dove ci stanno trascinando i nostri attuali governanti  prima che sia troppo tardi e agire di conseguenza.

Mentre riflettiamo, leggiamo un articolo di Bomprezzi sull’ultima manovra finanziaria e le pesanti conseguenze che avrà sulla vita di tutti noi…

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di Franco Bomprezzi

Colpisce, in queste ore, l’incapacità di leggere correttamente e con completezza la portata delle scelte operate dal ministro Tremonti, all’interno della manovra finanziaria approvata a tempo di record dal Parlamento, per evitare – lo verificheremo presto – tracolli del nostro Paese sotto i fendenti della speculazione internazionale. Io stesso ho dovuto leggere più volte il testo, come sempre approfondito, minuzioso ed esauriente, di Carlo Giacobini su Handylex.org (lo consiglio a tutti coloro che nelle prossime settimane vorranno o dovranno aprire la bocca su questi temi), prima di coglierne appieno la profondità e l’ampiezza della preoccupazione. Ne riporto, qui, solo una frase, che rende perfettamente l’idea: “Non solo l’iter di approvazione della Manovra è stato rapidissimo, ma dopo la prima stesura sono intervenute modificazioni per renderla ancora più incisiva sul piano dei conti: recuperare con certezza 24 miliardi dagli interventi su fisco e assistenza. Ciò ha comportato l’approvazione di un comma che prevede una diminuzione di moltissime agevolazioni fiscali per la maggioranza dei contribuenti. Per l’esattezza la diminuzione sarà pari al 5% dal 2013 e al 20% nel 2014. Gran parte di queste riduzioni riguardano le famiglie e investono le più comuni detrazioni e deduzioni che la maggioranza dei contribuenti applica al momento della presentazione della denuncia dei redditi: detrazioni per lavoro dipendente, deduzioni per la prima casa, detrazioni forfettarie per carichi di famiglia (figli, coniuge…), detrazioni per spese sanitarie e così via. Fra le agevolazioni viene ridotta anche la possibilità di dedurre le spese mediche di assistenza specifica per le persone con grave disabilità (es. infermiere, terapista) nonché di detrarre le spese per ausili, veicoli, sussidi tecnici informatici, cani guida per non vedenti, deduzioni e detrazioni per le badanti. Questa riduzione sostanziale inciderà su tutte le famiglie ma in modo ancora più decisivo sui nuclei in cui è presente una persona anziana non autosufficientecon disabilità”.

Rimando a questo articolo, per una lettura dettagliata, indispensabile per capire. Giacobini non è persona faziosa: ormai da tanti anni, assieme alla Fish, cerca di fornire strumenti positivi e corretti di analisi dei costi e dei servizi, per tradurre i principi contenuti nella legislazione sociale e sanitaria del nostro Paese in buone prassi, compatibili con le esigenze di contenimento e di razionalità della spesa – e soprattutto di correttezza ed equità sostanziale, a parità di condizione e di diritto soggettivo – mettendosi spesso nell’ottica del legislatore e dell’amministratore pubblico, direi perfino del tecnocrate che si adopera per ottimizzare l’apparato burocratico e assistenziale, farraginoso e complesso, del nostro Paese.

Frutto di questa cultura riformatrice, mai clientelare, mai corporativa o “di categoria”, è una serie di risultati sorprendentemente efficaci nel campo della normativa fiscale, e delle agevolazioni alle persone e alle famiglie, che ha significato, nel tempo, l’incentivazione attiva di scelte, perfino di consumi intelligenti, tali da consentire lo sviluppo di progetti di vita, attorno e con le persone con disabilità. Penso agli ausili, all’assistenza personale, alla vita indipendente, alla guida, alla mobilità personale, ai permessi lavorativi, all’inclusione scolastica, e via elencando. Un lavoro fatto di mediazione, di studio, di documentazione, di confronto con i ministeri, con gli esperti, con i responsabili della previdenza. Non sempre si vince, ma nel complesso, per oltre un decennio, la strada aperta dalla legislazione nazionale (dalla ormai storica legge 104 fino almeno alla legge 68/99 sul lavoro, senza contare, più di recente, la legge anti discriminazione 67/2006, e l’adozione della Convenzione Onu) è stata comunque positiva, indipendentemente da chi, al momento, fosse chiamato a governare il Paese.

Resto quindi molto colpito, adesso, nel leggere, nell’ampia analisi di Carlo Giacobini, una frase come questa: “Diviene, quindi, centrale l’approvazione della legge delega sulla riforma del fisco e dell’assistenza, ma con queste premesse anche l’attesa “riforma” ha tutte le premesse per rivelarsi molto rischiosa per le persone anziane o con disabilità. Si noti quella frase citata poco sopra: “eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali”. Che significa “si sovrappongono”? Il fatto stesso che ci si possa porre questa domanda significa che c’è ampio margine di discrezionalità per poter decidere – in un domani molto vicino – che chi accede a prestazioni sociali o sanitarie agevolate non abbia più diritto ad agevolazioni fiscali. Si potrebbe arrivare a sostenere che, per un figlio che percepisce l’indennità di accompagnamento o di frequenza, non si ha diritto alla detrazione per figli a carico, oppure se si ottiene un assegno di cura o per la vita indipendente non si può più detrarre/dedurre gli oneri relativi ad una badante. Ancora una volta, con queste premesse, anche la riforma fiscale e assistenziale inciderà in misura maggiore, rispetto agli altri Cittadini, sulle persone non autosufficienti, con disabilità e sulle loro famiglie”.

Io sono solo un giornalista informato sui fatti. Non me la sento di addentrarmi nei risvolti tecnici, non sono capace di muovermi tra commi di legge e combinati disposti. Ho capito solo alcune cose, e non mi piacciono affatto. Ho compreso che la manovra studiata da tempo dal Governo e gestita in prima persona dal ministro plenipotenziario Giulio Tremonti ha inciso, unilateralmente, sulle politiche sociali del nostro Paese al punto da vanificare di fatto la legislazione in vigore. Prima con il taglio dei trasferimenti alle Regioni e agli enti locali, che colpirà progressivamente i servizi ai cittadini, a partire dal prossimo anno, se non da subito. Poi tagliando chirurgicamente il sistema descritto da Giacobini di incentivazioni economiche e fiscali, che compensano in piccola misura quell’evidente carico di spesa per le famiglie all’interno delle quali vivono persone con disabilità o anziani non autosufficienti.

Io penso solo alle conseguenze concrete, nelle scelte delle famiglie, d’ora in poi. Le mie non sono fosche previsioni, ma ragionevoli scenari, basati anche su una discreta conoscenza, ormai, della psicologia delle persone con disabilità e soprattutto dei loro familiari, che non sono tenuti a ragionare in grande, in termini collettivi, ma che devono fare, ogni mese, i “conti della serva”, come una volta, con espressione cinica e classista, si usava dire correntemente.

Ebbene, questi tagli sistematici e chirurgici avranno come conseguenza una contrazione dei consumi sociali e dei servizi destinati alle persone. Meno assistenza familiare, meno mobilità, meno ausili, meno riabilitazione, meno visite specialistiche, meno tecnologie, meno auto adattate, solo per citare le cose più evidenti e banali. In compenso, specie per gli anziani, le famiglie cercheranno di nuovo soluzioni pratiche e a basso costo di tipo residenziale, quelle che una volta si chiamavano “case di riposo”, per non dire “ospizi”. Togliersi il peso, spendere meno, chiudere il cuore e il portafoglio, che tanto è ormai quasi vuoto. Se è vero come dice l’Istat che il 5,2 per cento della popolazione italiana vive in stato di povertà, non è arduo immaginare che in questa fascia si collocano soprattutto famiglie fragili, famiglie provate dai casi della vita, dalle malattie, dalla mancanza di lavoro e di prospettive.

Fino ad oggi la coesione sociale era garantita dal fatto che i ceti medio-bassi, all’interno dei quali si colloca la stragrande maggioranza delle famiglie con persone disabili o non autosufficienti per l’età, riuscivano a non staccarsi del tutto da tenori di vita dignitosi, e da un livello di consumi accettabile (comprendente, ad esempio, una vacanza, una pizza in compagnia, uno spettacolo, un computer, un televisore nuovo). Nei prossimi tre anni il rischio è che questa ampia parte della nostra società collassi, o si debba affidare quasi totalmente alla beneficenza, al volontariato solidaristico, alla sussidiarietà sotto forma di “carità compassionevole”. In questo senso non siamo tutti allo stesso modo a bordo del Titanic, anche se il ministro Tremonti la pensa diversamente.

C’è poi da mettere nel conto il diffondersi dell’incertezza, dell’insicurezza rispetto alle prestazioni sin qui garantite dal welfare italiano. In questo senso la interminabile vicenda dei controlli Inps (la manovra correttiva offre nuovi spunti di apprensione specie per quanto riguarda l’iter dei ricorsi, ma non solo) è di per sé ragione di paura ben fondata, e tutt’altro che irrazionale. La paura di perdere anche prestazioni minime, come la pensione di invalidità, o l’indennità di accompagnamento, contribuirà, in questo periodo ormai lungo, alla crescita degli egoismi e delle contrapposizioni corporative, perfino agli scontri fra patologie (non a caso la vicenda dei fondi da destinare alla sla, la sclerosi laterale amiotrofica, ha costituito motivo di discussione e di diffidenza fra le associazioni).

Il mondo della disabilità termina, a questo punto, la sua parabola di crescita civile, legislativa e sociale, e si entra in una fase calante, di pura difesa dell’esistente, dal momento che è anche difficile, in assenza di risorse, ipotizzare concrete revisioni del sistema di welfare senza correre il rischio, ogni volta, di far danni incalcolabili a questa o a quella fascia di popolazione.

Per uscire da questo tunnel senza impazzire, occorre davvero uno scatto di orgoglio della società civile, una reazione politica trasversale, non ideologica, concreta e virtuosa, che riparta dai fondamentali della nostra legislazione, e cerchi di porre un argine allo smantellamento delle prestazioni e delle tutele sin qui faticosamente conquistate. Tutto si può mettere in discussione e modificare, ma a patto di essere concordi sull’obiettivo. Ossia un uso più corretto, trasparente ed efficace della spesa sociale, pubblica e privata, che però non significa un definitivo e drammatico impoverimento delle famiglie, e una discriminazione pesante e crudele delle persone con disabilità.

Siamo ricchi e non lo sapevamo: alle persone con disabilità, laute pensioni.

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Redattore Sociale del 20-04-2011

Invalidità, la Fish contro la Lega Nord: “Pregiudizi contro i disabili”

ROMA. Affermazioni “già pesanti se pronunciate, in stato di ebbrezza, in una qualsiasi bettola” e che “assumono una valenza ancora più grave e razzista provenendo da un parlamentare, vieppiù membro di un partito di governo”. E’ durissimo il lessico di Pietro Barbieri, presidente della Fish (Federazione italiana superamento handicap) nel commentare le dichiarazioni del deputato Marco Reguzzoni (Lega Nord) sui controlli ai titolari di pensioni di invalidità. Presentando ai cronisti il testo della propria mozione, discussa due giorni fa nell’aula di Montecitorio, Reguzzoni aveva fra l’altro dichiarato che “come cittadini italiani paghiamo circa 12 miliardi l’anno per false pensioni di invalidità” e che servono maggiori controlli per evitare una “piaga” che si verifica solo nel nostro paese, quella di “gente che è sanissima e che percepisce da anni laute pensioni”.

La Fish parla di “indegna prova” da parte di Reguzzoni e di una mozione che “è infarcita di presupposti falsi, ampiamente infondati, violenti e volgari contro le persone con disabilità e contro le loro necessità”. Sui 12 miliardi di spesa per le false invalidità la Fish fa notare che si tratta di “una cifra talmente insostenibile da coprire di ridicolo lo stesso parlamentare e il suo partito”, ricordando che “nemmeno il ministro dell’Economia nei momenti di maggiore enfasi propagandistica si è sognato di avanzare” simili numeri. Anche perché “12 miliardi di euro rappresentano la quasi totalità della spesa per le invalidità civili” e dunque significherebbe che “in Italia le persone con disabilità quasi non esistono”. La Federazione critica Reguzzoni anche per essere arrivato “sfrontatamente ad affermare che si tratta di laute pensioni”: “Anche qui afferma la Fish – l’incredulità non può che lasciare spazio allo sdegno, rammentando che la pensione per un invalido totale è di circa 250 euro al mese”.

“Quella spesa è un peso, secondo la Lega, per la società, per le aziende e per i lavoratori: ovvio che Reguzzoni ignora, o vuol ignorare, cosa significhi essere disabile oggi, o che cosa comporti avere in famiglia una persona non autosufficiente”. Inconsuete le parole del presidente Fish Pietro Barbieri: “Le affermazioni, già pesanti se pronunciate, in stato di ebbrezza, in una qualsiasi bettola, assumono una valenza ancora più grave e razzista provenendo da un parlamentare, vieppiù membro di un partito di governo: è la riprova che quel pregiudizio (che la Fish denunciava appena ieri, ndr) contro le persone con disabilità, i più deboli, i diversi, sta permeando pericolosamente i gangli della nostra società”. E l’appello: “Bisogna agire, e subito”, per un cambiamento culturale che coinvolga istituzioni e media”. (ska)