AUTISMO, SCUOLA E COMPAGNI.

Solidarietà La mamma di Riccardo le ha scritte per la scuola

«Sono autistico, ti insegno come si fa a diventarmi amico»

Voglio che si realizzi come persona nella societàSu un foglio le regole per i compagni

leggi l’articolo sul Corriere.

http://archiviostorico.corriere.it/2012/dicembre/23/Sono_autistico_insegno_come_diventarmi_co_0_20121223_f5993fb4-4cce-11e2-bfa4-0a9a593eb31d.shtml

 

L’illegittimità delle “classi pollaio”

a cura di Salvatore Nocera*

Non solo le norme specifiche, come il DPR 81/09 sulla formazione delle classi, ma anche le leggi sulla sicurezza e sull’igiene dei posti di lavoro possono e devono essere applicate, per evitare il sovraffollamento delle cosiddette “classi pollaio”, ove vi siano alunni con disabilità. Ben lo dimostrano due recenti Sentenze del TAR del Molise

Alunni in classeCon le Sentenze n. 144 e n. 145, depositate in Segreteria il 10 aprile scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Molise ha annullato i provvedimenti di accorpamento di più classi di pochi alunni, volti a costituire un minor numero di classi con moltissimi alunni.
Il processo è stato molto dibattuto, essendovi stata una precedente sospensiva del TAR, confermata dal Consiglio di Stato, e anche per questo le Sentenze molisane – che rigettano le motivazioni difensive dell’Amministrazione Scolastica – sono molto articolate e interessanti.

Le norme invocate dai ricorrenti e poste alla base delle decisioni del TAR sono esattamente le seguenti:
1. Decreto del Ministro dei Lavori Pubblici del 18 dicembre 1975 sulle norme tecniche dell’edilizia scolastica, che fissa per ciascuna persona presente in classe uno spazio netto non riducibile di mq 1,80 nelle scuole dell’infanzia e del primo ciclo e di mq 1,96 per le scuole del secondo ciclo.
L’Amministrazione Scolastica aveva provato ad eccepire che tali norme fossero state abrogate dal Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 81/09 sulla formazione delle classi, ma il TAR ha evidenziato che le norme del DPR sono generali, mentre quelle del citato Decreto Ministeriale sono speciali e in quanto tali – per legge – non possono essere abrogate da norme generali, riguardando specificamente la tutela al diritto alla sicurezza e alla salute.
Né si può dire che tali norme siano state abrogate dall’articolo 12 della Legge 23/96 (Norme per l’edilizia scolastica), poiché il comma 5 di quel medesimo articolo fa salvi i criteri fissati dal Decreto Ministeriale del ’75, sino a quando essi non verranno modificati da singole Leggi Regionali. Pertanto, poiché la Regione Molise non ha emanato una legge regionale in materia, restano fermi i parametri del Decreto Ministeriale del ’75.

2. Norme antincendio e sicurezza del lavoro, ovvero:
- Decreto Ministeriale del 26 agosto 1992 sulla prevenzione degli incendi;
- Decreto Legislativo 626/94, confermato dall’articolo 1, comma 1 del Decreto Ministeriale 382/98, confluiti poi nel Testo Unico Decreto Legislativo 81/08 sulla sicurezza nei posti di lavoro.
Interessante, qui, la considerazione del TAR molisano, secondo cui gli studenti, pur non essendo lavoratori, debbono essere equiparati, ai fini della sicurezza, al personale scolastico.

In conclusione l’Amministrazione è stata condannata a ripristinare le classi nel rispetto delle norme sopracitate e alla rifusione delle spese di causa.

Osservazioni
In sostanza, queste Sentenze e altre – anche del TAR del Lazio e del Consiglio di Stato – mostrano come anche nel caso delle cosiddette “classi pollaio” con alunni con disabilità, tutte le norme sopra citate possano e debbano essere applicate.
Conseguentemente, in tali casi – oltre a invocare il rispetto dell’articolo 5, comma 2 del DPR 81/09, troppo spesso disatteso dall’Amministrazione scolastica – è utile invocare tutte le norme sopra citate, contro le quali ormai sembra proprio che l’Amministrazione abbia armi di difesa spuntate.

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Responsabile del Settore Legale dell’Osservatorio Scolastico dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down). Il presente testo riadatta una scheda già pubblicata nel sito dell’AIPD, per gentile concessione.

19 giugno 2012

Disabili a scuola dopo i 18 anni

L’ordine: tagliare tagliare e tagliare…..

Un chiarimento importante dell’avv. Nocera sulla frequenza a scuola dopo i 18 anni.

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di Salvatore Nocera

ROMA – Da più parti mi pervengono segnalazioni circa il divieto imposto ad alunni ultradiciottenni di frequentare le scuole medie e quelle superiori. Di recente anche l’Ufficio scolastico regionale della Sicilia, preoccupato dell’eccessivo numero di alunni con oltre 21 anni di età frequentanti le scuole superiori, ha adottato un’iniziativa singolare con la quale ha chiesto a tutti i dirigenti scolastici di segnalare i casi di alunni ultraventunenni; ricevute le segnalazioni ha imposto a questi di revocare le iscrizioni, motivando la posizione sia in base alla sentenza n. 226/01 della Corte costituzionale che imporrebbe tale divieto, sia per le linee-guida ministeriali del 4 Agosto 2009 che obbligherebbero i dirigenti scolastici a non accettare tali iscrizioni. Tutto ciò sempre motivato fondamentalmente dai tagli alla spesa scolastica, che impone economie, e dalla necessità di evitare eccessivi divari di età fra compagni.

La verità sulla sentenza. A questo punto, occorre far chiarezza. Continue reading Disabili a scuola dopo i 18 anni

Mancato sostegno scolastico: il Tar dispone un’ondata di risarcimenti

Siamo alle solite: lo Stato prima taglia i diritti ai nostri ragazzi, poi paga il danno….insomma, darsi la zappa sui piedi..

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CAGLIARI. Non più singole sentenze, legate a casi molto gravi, ma una vera e propria pioggia di risarcimenti da 3.500 euro ciascuno. Depositando oggi una ventina di sentenze molto simili, il Tar Sardegna sembra aver accolto il principio per cui i genitori dei bambini disabili hanno diritto al risarcimento dei danni perché la “diminuzione delle ore di sostegno subita ha provocato sulla personalità del minore, privato del supporto necessario a garantire la piena promozione dei bisogni di cura, di istruzione e di partecipazione a fasi di vita “normale”. È un effetto tsunami quello che in queste ore si registra nell’ufficio segreteria del Tar Sardegna, dove i giudici della prima sezione stanno sfornando e depositando le decisioni in merito ai risarcimenti chiesti dalle famiglie dei bambini che quest’anno avevano dovuto pagare il taglio del sostegno. Nei giorni scorsi era arrivata una decisione che sembrava essere un caso isolato, relativa ad un bambino cagliaritano affetto da una malattia piuttosto grave, che si era visto ridurre le ore di sostegno a scuola. Ora, in un colpo solo, i giudici della prima sezione del Tar hanno accolto una ventina di istanze di altrettante famiglie che hanno chiamato in causa Ministero dell’Università e Ufficio scolastico regionale.

I ricorrenti all’inizio avevano chiesto di annullare il provvedimento che disponeva il numero ridotto di insegnanti di sostegno, poi hanno proposto anche istanza di risarcimento. Sotto accusa proprio i Continue reading Mancato sostegno scolastico: il Tar dispone un’ondata di risarcimenti

Il sostegno è un diritto anche nelle scuole paritarie.

L’insegnante di sostegno è un diritto anche nelle scuole paritarie, le quali hanno l’obbligo di garantire il sostegno agli alunni e studenti con disabilità. Purtroppo, sempre più spesso accade, che diritti sanciti dalla legge, siano palesemente ignorati. A rimetterci sono sempre le famiglie più deboli, incapaci o impossibilitate di farsi valere. Grazie quindi a tutte le famiglie come quella di Enrico che riescono a portare all’attenzione dell’opinione pubblica queste manifestazioni di in-civiltà e a dare una speranza a tutti.
Genitori sempre in trincea

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Ora, per Enrico, la scuola può davvero incominciare!

«Enrico ha vinto!», ci scrive l’Associazione Tutti a Scuola, riferendosi a quel ragazzo con autismo cui erano state negate le ore di sostegno da parte di un Istituto Paritario di Napoli. Infatti, dopo che gli organi d’informazione avevano dato ampia visibilità a questa storia di discriminazione scolastica, culminata anche in un’Interrogazione alla Camera, l’Ufficio Scolastico Regionale della Campania ha garantito una serie di misure che dovrebbero risolvere la situazione. Si può dunque sorridere, di fronte a un risultato ottenuto con le armi non violente della legge e dell’informazione, anche se bisognerà ora verificare l’applicazione dei provvedimenti promessi e soprattutto lottare perché gli stessi diritti vengano estesi alle migliaia di altri alunni con disabilità che vivono le stesse difficoltà

«È impreparato, dorme a scuola e regredisce nella preparazione»: così avevano scritto sul diario di Enrico, alunno di 12 anni dell’Istituto Paritario Sacro Cuore (delle Suore Betlemite) di Napoli. Enrico, però – e forse la sua insegnante non se n’era accorta… – è affetto da disturbi dello spettro autistico e il suo progetto educativo dev’essere diverso da quello dei compagni. Gli sarebbero servite, quindi, quelle ore di sostegno che la scuola non era disposta a dargli, avendo anzi chiesto ai genitori di pagare un insegnante.

Ci aveva indignato, qualche settimana fa, la storia di discriminazione scolastica denunciata per prima dall’associazione napoletana Tutti a Scuola e ripresa poi da vari organi d’informazione. Una storia – cui avevamo dedicato un ampio approfondimento (lo si legga cliccando qui) – che era finita anche in Parlamento, con l’Interrogazione alla Camera della deputata Luisa Bossa, indirizzata al ministro Gelmini, ove si sottolineava tra l’altro che quella scuola «non può addurre la mancanza di fondi né può chiedere ai genitori di farsi carico dei costi per l’insegnante di sostegno. L’istituto – come tutti quelli paritari – riceve fondi pubblici e deve garantire diritti e parità».

Ebbene, tra le mille difficoltà e amarezze che un’incompiuta inclusione scolastica costringe quotidianamente molte famiglie a vivere, sembra proprio che ogni tanto si possa anche sorridere! Ed è quello che abbiamo fatto, quando abbiamo ricevuto da Tutti a Scuola il seguente messaggio: «Enrico ha vinto! Avrà il suo insegnante di sostegno a partire da quest’anno. Per lui la scuola incomincia l’11 aprile!».
«C’è soddisfazione – prosegue il comunicato dell’Associazione – nel riscontrare che la lotta paga, una lotta che va sempre sostenuta, perché solo chi rinuncia a combatterla ha già perso in partenza. Con Enrico hanno vinto anche la sua famiglia, Tutti a Scuola e quei giornalisti che, in un Paese asservito, riescono lo stesso, con coraggio, ad esercitare il loro diritto di cronaca e di denuncia».
Si è trattato di «una battaglia – viene precisato – combattuta con le armi non violente di una denuncia alla polizia, di un’Interrogazione Parlamentare indirizzata al Ministro dell’Istruzione, di un’ispezione alla scuola paritaria dove Enrico studia e soprattutto dei numerosi appelli mediatici incominciati con gli articoli del “Mattino” di Napoli e proseguiti a Rai Tre con la trasmissione Agorà».
«Tutti noi, però, siamo consapevoli – conclude la nota di Tutti a Scuola – che è stata vinta una battaglia, ma che per vincere la guerra bisognerà verificare l’applicazione delle misure promesse dall’Ufficio Scolastico Regionale e soprattutto che gli stessi diritti vengano estesi agli altri ventimila alunni disabili che vivono le medesime difficoltà». (S.B.)

La lista si allunga: il TAR Sicilia condanna la scuola.

La domanda sorge spontanea: ma non erano gli uffici regionali ad assegnare le ore degli insegnanti di sostegno?
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La Sicilia del 09-04-2011

Disabili e sostegno, il Tar condanna scuola

LICATA. Il dirigente scolastico gli ha tolto ben 11 delle 22 ore di insegnante di sostegno a cui ha sempre avuto diritto, e adesso il Tar Sicilia dà ragione ai suoi genitori che hanno fatto ricorso contro l´Amministrazione imponendo alla scuola, in via d’urgenza, di ridargliele. Succede a Licata, dove un bimbo di 9 anni, disabile gravissimo, alunno di terza elementare di un Istituto comprensivo della città ha bisogno costante di essere seguito durante le lezioni. Nel 2010 i genitori, «a beneficio suo, ma anche della sua stessa classe, come del resto prevedono tutte le leggi sull´integrazione», tramite i legali di fiducia, gli avvocati Giuseppe Limblici e Calogero Pirrera, entrambi di Favara, hanno presentato ricorso al Tar adducendo che al proprio figlio minore disabile spettava un insegnante di sostegno, ma che allo stesso erano state assegnate delle ore settimanali inferiori a quelli spettanti per legge, determinando gravi disagi alla famiglia ed al minore. Ed è proprio per il loro immediato reintegro che si è pronunciato il Tar Sicilia condannando il Ministero dell’Istruzione. Da questo momento, dunque, la scuola dovrà in qualche modo assicurare di nuovo al bimbo tutte le ore di cui gli è stato riconosciuto il bisogno essenziale. Una sentenza destinata a fare giurisprudenza, che condanna le Amministrazioni resistenti all’assegnazione delle ore di sostegno riconosciute, e che restituisce il diritto allo studio a un bambino disabile.

di Totò Arancio

Disabile: niente gita, niente scuola

Storie di In-civiltà; è’ giusto conoscerle per essere sempre pronti al peggio….

ma noi ci andiamo in gita, eccome se ci andiamo…..anche con i Carabinieri se necessario…

http://disabilitando.wordpress.com/category/scuola/trasporto/

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Press-IN anno III / n. 1065

La Sicilia del 07-04-2011

S.Croce. «Disabile: niente gita, niente scuola»

S.CROCE (RAGUSA). Da lunedì, Antonino, 8 anni, studente di terza elementare all’istituto comprensivo Psaumide, non va a scuola. Questo perché i suoi genitori hanno voluto dimostrare con un gesto tangibile, la propria rabbia per l’esclusione del figlio dalla gita scolastica che si terrà il 28 aprile. Le assenze di Antonino, pesano come un macigno nella coscienza degli adulti che sono coinvolti in questa delicata vicenda.
Negli ultimi giorni è nato un braccio di ferro fra la famiglia e il corpo docente. Una situazione difficile che scaturisce da problemi di convivenza del bambino nel contesto della classe e nel rapporto con le insegnanti, come conseguenza di una eccessiva vivacità e irrequietezza di Antonino, che dalla nascita soffre di una disabilità fisica degenerativa, che gli causa problemi alle gambe e alle mani. I problemi si sono accentuati nelle ultime settimane. “I medici ci hanno detto sin dall’inizio che Antonino era un bambino iperattivo – dice la madre Barbara – soffre di nervosismo per la sua situazione fisica che è difficile da gestire: ha un brutto rapporto con la malattia e in otto anni di vita ha dovuto affrontare sei interventi chirurgici”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso trasformando quella che in questi tre anni era stata gestita come una convivenza complessa, ma comunque pur sempre riuscita, in un insuccesso formativo, è stata la gita scolastica.
“Antonino ci teneva ad andare a questa visita di istruzione – racconta il papà, Vincenzo Crucetta – così un giorno ci ha detto che dovevamo dargli 20i euro per l’adesione alla gita e abbiamo anche firmato un modulo”. Tutto bene sino a quando mamma Barbara, sabato scorso, si è recata a scuola per prendere il figlio alla fine delle lezioni. “Sono stata chiamata dalla maestra – racconta la madre – e mi è stato detto che Antonino non poteva andare alla gita, fra l’altro davanti a lui, che dopo aver sentito quelle parole è rimasto malissimo. L’insegnante mi ha detto che Antonino avrebbe potuto fare la visita solo nel caso in cui noi ci assumevamo ogni responsabilità nelle circostanze di perdita di mio figlio, o caduta, incidente o altro. Naturalmente non avrei mai firmato una carta del genere”. Barbara Taranto ha proposto all’insegnante la sua presenza. “Ma mi è stato detto che in questi casi l’accompagnamento non è previsto – racconta la madre – ed io ho spiegato che se era un problema di mancanza di posti nell’autobus, io sarei stata disponibile a venire a Catania con la mia macchina, ma anche in questo caso, mi è stato risposto che non era possibile”. Così è scoppiata la bufera. La madre di Antonino e il bambino sono andati via dalla scuola. Poi i due genitori sono tornati all’istituto per parlare con il dirigente.
“Alla fine abbiamo deciso di non portare Antonino a scuola, siamo troppo amareggiati – spiega il padre, Vincenzo Crucetta – noi riteniamo che mio figlio ha il diritto di andare alla Casa delle farfalle di Catania, in gita, come tutti i suoi compagnetti e non vedo perchè non possa farlo, dato che noi siamo disposti ad assumerci la responsabilità del suo accompagnamento visto che ci sono tutte queste difficoltà”. A seguito dell’ultima operazione che Antonino ha subito ai piedi, esattamente un anno fa, per un lungo periodo ha frequentato scuola con una sedia a rotelle. “Tutti i problemi sono iniziati in quella fase – racconta mamma Barbara – perché Antonino non voleva farsi vedere in sedia a rotelle. La sedia non passava dalla porta del bagno né c’erano bidelli disponibili ad accompagnare il bimbo. Così, io andavo a scuola ogni ora e mezza”. Una situazione che ha mortificato Antonino. Il dirigente scolastico dell’istituto Psaumide Antonino Militello è amareggiato: “Voglio solo sottolineare – dice – che i rapporti fra me, i genitori del bambino e Antonino sono stati sempre cordiali”. Il dirigente incontrerà oggi i familiari di Antonino, essendo dispiaciuto per il protrarsi delle assenze del bambino, e dato che chiaramente le stesse sono dettate da una scelta dei genitori e non da una esigenza di indisposizione del bambino. “Troveremo sicuramente una soluzione”, assicura il preside. Nel frattempo Antonino non mangia e accusa mal di testa e vomito.

di Rossella Schembri

Tagliare il sostegno è D I S C R I M I N A Z I O N E

Il Ministero della Pubblica D-Istruzione contro le famiglie degli alunni con disabilità: non passa lo straniero. Genitori in trincea.

Una nuova arma a favore delle famiglie: tagliare = discriminare.

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Glissava, qualche settimana fa in un’intervista televisiva, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, sulla condanna dell’Amministrazione Scolastica a ripristinare le ore di sostegno tolte a uno studente con disabilità, come aveva stabilito il Tribunale di Milano nel gennaio scorso. Eppure proprio il suo Ministero – insieme all’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e a quello Provinciale di Milano – aveva presentato ricorso contro quel provvedimento. Glisserà ancora, ora che il ricorso è stato bocciato?

Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso presentato dal Ministero dell’Istruzione, dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e da quello Provinciale di Milano, contro l’Ordinanza prodotta nel gennaio scorso dalla stessa Corte milanese, che per la prima volta in Italia aveva stabilito la natura discriminatoria dell’inadeguata assegnazione di ore di sostegno a studenti con disabilità. Il verdetto aveva dato ragione al ricorso presentato dai genitori di diciassette studenti con disabilità e dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), in collaborazione con LEDHA Milano e con l’Associazione Avvocati per niente.

Si tratta di un precedente di enorme rilevanza giuridica e la LEDHA si augura pertanto che la Sentenza abbia ricadute in tutta Italia [è già successo ad esempio alla Spezia, come si può leggere nel nostro sito cliccando qui, N.d.R.] e che vengano assegnati in giusta misura gli insegnanti di sostegno non solo ai diciassette ragazzi protagonisti del ricorso, per i quali, al momento, non risulta per altro che la situazione discriminatoria sia venuta meno, essendo ancora ridotte le ore del sostegno rispetto a quanto previsto nel precedente anno scolastico.
Il ricorso – vale sempre la pena ricordarlo – ha utilizzato l’ancora poco nota Legge 67/06 che di fatto ha introdotto anche in Italia una tutela antidiscriminatoria a favore delle persone con disabilità identica a quella prevista a tutela degli stranieri. L’idea e la scelta di utilizzare tale strumento – anziché il “tradizionale” ricorso al Tribunale Ammistrativo Regionale (TAR) – nasce da un lavoro di analisi e riflessione giuridica in cui la competenza del Servizio Legale LEDHA in materia di diritto antidiscriminatorio a tutela delle persone con disabilità si è unita alla lunga esperienza in diritto antidiscriminatorio a tutela di altre categorie deboli, svolta in Tribunale dai legali dell’Associazione Avvocati per niente.

Interessante è anche approfondire i contenuti dell’Ordinanza di Conferma del giudice milanese. In particolare, vengono citati i princìpi costituzionali, le linee guida fissate dalla Corte Costituzionale [in particolare si pensi alla Sentenza 80/10, N.d.R.] e le prescrizioni normative enunciate nel provvedimento impugnato. Le norme, infatti, ribadiscono che:
- il diritto soggettivo all’istruzione e all’educazione viene affermato dalla legislazione vigente come diritto fondamentale, inteso quale strumento per stimolare le potenzialità del soggetto svantaggiato anche attraverso la socializzazione con i compagni e i membri delle Istituzioni scolastiche;
- la fruizione di tale diritto viene normativamente assicurata attraverso misure di «integrazione e sostegno» che sono idonee a garantire alla persona con disabilità la frequenza degli istituti di istruzione e l’utilizzo in concreto del servizio scolastico;
- l’incontestabile discrezionalità legislativa nell’individuazione delle risorse destinate a tutela dei diritti dei soggetti con disabilità incontra un limite nel rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati;
- tale principio non può non trovare attuazione anche con riguardo all’attività della Pubblica Amministrazione destinata a incidere sul diritto all’istruzione delle persone con disabilità, inteso quale diritto fondamentale;
- la Consulta ha inoltre affermato, riguardo a tale ambito, che la scelta discrezionale dell’amministrazione scolastica di ridurre le ore di sostegno agli studenti con disabilità è idonea a concretare un’indiretta discriminazione, vietata dalla Legge 67/06, ogniqualvolta essa non si accompagni a una corrispondente identica contrazione della fruizione del diritto allo studio anche per tutti gli altri studenti normodotati e risulti in concreto inadeguata al rispetto del nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati.
«Pertanto la contrazione didattica per gli studenti svantaggiati – si legge nell’Ordinanza di Conferma – va individuata anche nella riduzione delle ore di sostegno, una volta che gli insegnanti specializzati siano considerati uno strumento imprescindibile per la corretta e compiuta fruizione». In tal senso, quindi, la riduzione delle ore di sostegno è da ritenersi come una «concreta forma di discriminazione indiretta a danni della persona con disabilità» e il Tribunale considera superate tutte le contestazioni svolte in sede di reclamo dall’Amministrazione Scolastica.

«Come genitori – commenta Maria Spallino, una delle persone che hanno presentato il ricorso al Tribunale di Milano – abbiamo intrapreso un percorso impegnativo per vedere rispettato il diritto allo studio e all’inclusione scolastica. Siamo tuttavia convinti che questa ulteriore vittoria darà a tutte le famiglie la forza di difendere con maggiore determinazione i diritti dei propri figli. Le persone con disabilità non sono “un investimento a fondo perduto”, al contrario, quanti più strumenti metteremo nelle loro mani sin da piccole, tanto più piena e partecipativa sarà la loro vita da adulti. Tutti i Cittadini, anche attraverso questa esperienza, avranno un’opportunità in più per comprendere e condividere la cultura della integrazione e della inclusione. Tutti noi, prima o poi, potremmo avere dei bisogni speciali nella vita. E il nostro impegno, come genitori e come collettività, non può non tenerne conto».

*Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità.

Perché il trasporto scolastico deve ritenersi obbligatorio e gratuito

(di Rolando Alberto Borzetti)

Lo spunto è dato dalla recente decisione di un Comune in provincia di Roma (Ardea), che di punto in bianco ha stabilito che le persone con disabilità non avessero più diritto all’esenzione dal pagamento del trasporto scolastico. Una decisione che rende opportuna un’ampia analisi legislativa, alla fine della quale si può senz’altro concludere che il trasporto scolastico degli alunni con disabilità deve ritenersi obbligatorio e gratuito

Crediamo sia doveroso far presente l’ingiustizia verso le persone con disabilità attuata nel Comune di Ardea (Roma) per il trasporto scolastico. Con gesto incomprensibile, infatti, tale Comune ha deciso di punto in bianco che quelle persone non avessero più diritto all’esenzione dal pagamento di questo servizio.
Non fa onore alla politica e alla cultura italiana non assicurare nelle scuole tutte le misure previste dalla normativa vigente per garantire la qualità dell’integrazione scolastica e il rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09. Proviamo a vedere perché.

Il Decreto del Ministero dei Trasporti e della Navigazione del 31 gennaio 1997 ha disciplinato il trasporto scolastico “ordinario” – vale a dire di alunni che non hanno necessità di particolari accorgimenti in virtù delle loro condizioni psicofisiche – senza occuparsi in modo specifico del trasporto dei disabili. E tuttavia, nel nostro ordinamento, è sicuramente presente un principio di ordine generale tendente ad assicurare ai disabili la rimozione di ogni impedimento al raggiungimento di un soddisfacente livello di vita e di inserimento sociale.
Questo principio, applicabile in ogni ambito della società, riceve dal Legislatore una rilevante attenzione, specie per quanto riguarda la concreta possibilità di frequentare la scuola dell’obbligo. Lo stesso Consiglio di Stato (Decisione n. 2631 del 20 maggio 2008, Obbligo a provvedere al trasporto scolastico gratuito con assistenza nella scuola secondaria) ha affermato che non è sufficiente la mera predisposizione di mezzi per “facilitare” la frequenza della scuola (nella fattispecie si trattava di medie superiori, ma il principio è a maggior ragione applicabile all’intera scuola dell’obbligo), in quanto è necessario approntare mezzi al fine di “assicurare” tale possibilità di frequenza.
Punto di riferimento in materia è la Legge Quadro 104/92, che ha ripreso e sviluppato quanto già disposto dall’articolo 28 della Legge 118/71 e che prevede – nell’ambito del diritto dei disabili a frequentare la scuola dell’obbligo e i corsi di formazione professionale finanziati dallo Stato – il trasporto gratuito dalla propria abitazione alla sede della scuola o del corso e viceversa.

Ebbene, l’articolo 8 della Legge Quadro citata – nell’ambito delle misure di inserimento e di integrazione sociale del disabile – sancisce l’effettività del diritto allo studio e il diritto ad avvalersi di «trasporti specifici». Tali disposizioni sono chiaramente strumentali alla piena e integrale attuazione delle norme in materia di diritto all’istruzione dei disabili, previste dai successivi articoli 12 e 13.
Sempre nella Legge 104/92, poi, l’articolo 26 (comma 2) prevede che «i comuni assicurano, nell’ambito delle proprie ordinarie risorse di bilancio, modalità di trasporto individuali per le persone handicappate non in grado di servirsi dei mezzi pubblici». Occorrerà pertanto avvalersi di mezzi di trasporto idonei e di personale specializzato, al fine di erogare un servizio che potrà essere anche individualizzato. E ciò costituisce un obbligo inderogabile, anche perché strumentale all’adempimento del diritto allo studio del disabile.

Successivamente, il Decreto Legislativo 112/98 (articolo 139), nel conferire alle Regioni e agli Enti Locali le funzioni e i compiti amministrativi dello Stato – confermando quanto già contenuto nel precedente Decreto Legislativo 297/94 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione), che, agli articoli 312 e seguenti, disciplina il diritto all’educazione, all’istruzione e alla integrazione dell’alunno handicappato – ha attribuito alle Province (istruzione secondaria superiore) e ai Comuni (gradi inferiori di scuola), i compiti e le funzioni concernenti il supporto organizzativo al servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio, tra i quali sembra possa ricomprendersi sia l’organizzazione di trasporti speciali che la relativa assistenza ad personam.
In sostanza, il trasporto dei minori disabili – in virtù della peculiare condizione in cui versa il trasportato – deve avvenire utilizzando veicoli che possiedano un’idoneità adatta alla particolarità del servizio da espletare e si ritiene sempre necessaria la presenza di un accompagnatore idoneo.
Per altro, l’articolo 26 della Legge 104/92, parlando di «modalità di trasporto individuali», sembra prevedere la possibilità di procedere al trasporto del disabile anche mediante autovetture, considerazione che sembra confermata dal fatto che il citato Decreto Ministeriale del 31 gennaio 1997 non si occupa del trasporto dei disabili. In merito poi alle caratteristiche tecniche e alle dotazioni del mezzo, nonché all’eventuale integrazione della carta di circolazione, considerata l’estrema varietà di situazioni che possono concretamente verificarsi, appare opportuno chiedere istruzioni, sulle singole situazioni, ai competenti uffici del Dipartimento per i Trasporti Terrestri.
In ogni caso, nonostante la chiara formulazione del citato articolo 139 del Decreto Legislativo 112/98, talvolta le Province non hanno proceduto ad espletare le funzioni di trasporto dei disabili per le scuole superiori, ritenendo anche tale funzione – così come l’ordinario trasporto scolastico – attribuita dalla legge ai Comuni. Su tale tema l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e l’UPI (Unione delle Province d’Italia) hanno manifestato opinioni contrapposte.

Concludendo, dunque, pur in presenza di un quadro normativo caratterizzato dalla successione nel tempo di varie norme, si ritiene condivisibile la tesi secondo la quale le funzioni e gli oneri relativi al trasporto scolastico delle persone con disabilità sono ripartiti tra Comune e Provincia, così come disposto espressamente dal citato articolo 139 del Decreto Legislativo 112/98, a seconda della scuola frequentata.
E infine, per il combinato disposto dell’articolo 28, comma 1, letto a) della Legge 118/71 (ripreso e sviluppato, come detto, dalla Legge 104/92) e dall’articolo 45 del DPR 616/77, il trasporto scolastico degli alunni con disabilità deve ritenersi obbligatorio e gratuito.

Sostegno scolastico. La Ledha scrive alla Gelmini

Parole pesanti quelle del Tribunale di Milano: l’assegnazione di un numero inadeguato di ore di sostegno è un’azione discriminatoria nei confronti dei nostri figli. Discriminatoria. Lo Stato, la scuola compiono atti discriminatori. Ricordiamoci questa sentenza e  usiamo per far rispettare  non solo i diritti, ma, appunto, anche la dignità  dei nostri figli.

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dal sito: http://www.vita.it/

Lettera aperta della Ledha alle istituzioni scolastiche dopo che il Tribunale ordinario di Milano ha definito discriminatorio l’inadeguata assegnazione di ore

Il Tribunale Ordinario di Milano ha stabilito, per la prima volta in Italia, la natura discriminatoria dell’inadeguata assegnazione delle ore di sostegno a studenti con disabilità. Il ricorso è stato presentato dai genitori di 17 studenti con disabilità e da Ledha, in collaborazione con Ledha Milano e con l’Associazione Avvocati per niente. Alla luce di questo importante risultato, Ledha invia una lettera aperta al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico della Regione Lombardia della Lombardia Giuseppe Colosio e, per conoscenza ai membri dell’Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilita per chiedere in che modo intendono affrontare e riconoscere il diritto all’istruzione delle persone con disabilità.

«Il ricorso è stato promosso utilizzando la poco conosciuta Legge 67/2006 che di fatto ha introdotto anche in Italia una tutela antidiscriminatoria a favore delle persone con disabilità identica a quella prevista a tutela degli stranieri, ma anche un esplicito richiamo alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità», commenta Gaetano De Luca, l’avvocato di Ledha che ha seguito l’iter legale.
«Si è deciso di utilizzare di utilizzare il diritto antidiscriminatorio con l’obiettivo di far finalmente emergere come un inadeguato ed insufficiente supporto al processo di inclusione scolastica costituiscano prima di tutto una ingiustificata e grave discriminazione, oltre che una chiara violazione della legislazione scolastica», continua l’avvocato Gaetano De Luca. «La strada giuridica intrapresa pertanto è stata molto diversa dall’esperienza giudiziaria fatta sino ad ora da altri genitori. Si tratta di una approccio giuridico e culturale che sino ad oggi non era mai stato utilizzato».

Negare le risorse necessarie per garantire il diritto allo studio dei bambini e ragazzi con disabilità significa quindi non rispettare i loro diritti umani. Fulvio Santagostini, presidente Ledha chiede, a nome della Federazione, al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ed al Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia Giuseppe Colosio, «di sapere in che modo, già a partire da quest’anno, si intenda affrontare la grave situazione che vede nella sola Lombardia, la mancanza di più di 2000 cattedre di sostegno in modo da garantire il rapporto 1 insegnante di sostegno ogni 2 alunni con disabilità, per garantire nei fatti il diritto allo studio previsto dall’art. 24 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità».

«Dare a un alunno qualche ora di sostegno in più, quando non gli si offre altro, non vuol dire riesumare le scuole speciali. Tutt’altro!», scrive Donatella Morra, rappresentante del Gruppo Ledha Scuola in un articolo apparso su personecondisabilita.it. «Discriminazione diretta si ha quando non si fanno leggi antidiscriminatorie, discriminazione indiretta (più sottile e insidiosa) si ha quando le leggi ci sono, ma non si applicano, come avviene in Italia, in cui una buona legislazione per l’inclusione scolastica è troppo spesso disattesa o incensata solo a parole».