Mancato sostegno scolastico: il Tar dispone un’ondata di risarcimenti

Siamo alle solite: lo Stato prima taglia i diritti ai nostri ragazzi, poi paga il danno….insomma, darsi la zappa sui piedi..

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CAGLIARI. Non più singole sentenze, legate a casi molto gravi, ma una vera e propria pioggia di risarcimenti da 3.500 euro ciascuno. Depositando oggi una ventina di sentenze molto simili, il Tar Sardegna sembra aver accolto il principio per cui i genitori dei bambini disabili hanno diritto al risarcimento dei danni perché la “diminuzione delle ore di sostegno subita ha provocato sulla personalità del minore, privato del supporto necessario a garantire la piena promozione dei bisogni di cura, di istruzione e di partecipazione a fasi di vita “normale”. È un effetto tsunami quello che in queste ore si registra nell’ufficio segreteria del Tar Sardegna, dove i giudici della prima sezione stanno sfornando e depositando le decisioni in merito ai risarcimenti chiesti dalle famiglie dei bambini che quest’anno avevano dovuto pagare il taglio del sostegno. Nei giorni scorsi era arrivata una decisione che sembrava essere un caso isolato, relativa ad un bambino cagliaritano affetto da una malattia piuttosto grave, che si era visto ridurre le ore di sostegno a scuola. Ora, in un colpo solo, i giudici della prima sezione del Tar hanno accolto una ventina di istanze di altrettante famiglie che hanno chiamato in causa Ministero dell’Università e Ufficio scolastico regionale.

I ricorrenti all’inizio avevano chiesto di annullare il provvedimento che disponeva il numero ridotto di insegnanti di sostegno, poi hanno proposto anche istanza di risarcimento. Sotto accusa proprio i Continue reading Mancato sostegno scolastico: il Tar dispone un’ondata di risarcimenti

Il sostegno è un diritto anche nelle scuole paritarie.

L’insegnante di sostegno è un diritto anche nelle scuole paritarie, le quali hanno l’obbligo di garantire il sostegno agli alunni e studenti con disabilità. Purtroppo, sempre più spesso accade, che diritti sanciti dalla legge, siano palesemente ignorati. A rimetterci sono sempre le famiglie più deboli, incapaci o impossibilitate di farsi valere. Grazie quindi a tutte le famiglie come quella di Enrico che riescono a portare all’attenzione dell’opinione pubblica queste manifestazioni di in-civiltà e a dare una speranza a tutti.
Genitori sempre in trincea

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Ora, per Enrico, la scuola può davvero incominciare!

«Enrico ha vinto!», ci scrive l’Associazione Tutti a Scuola, riferendosi a quel ragazzo con autismo cui erano state negate le ore di sostegno da parte di un Istituto Paritario di Napoli. Infatti, dopo che gli organi d’informazione avevano dato ampia visibilità a questa storia di discriminazione scolastica, culminata anche in un’Interrogazione alla Camera, l’Ufficio Scolastico Regionale della Campania ha garantito una serie di misure che dovrebbero risolvere la situazione. Si può dunque sorridere, di fronte a un risultato ottenuto con le armi non violente della legge e dell’informazione, anche se bisognerà ora verificare l’applicazione dei provvedimenti promessi e soprattutto lottare perché gli stessi diritti vengano estesi alle migliaia di altri alunni con disabilità che vivono le stesse difficoltà

«È impreparato, dorme a scuola e regredisce nella preparazione»: così avevano scritto sul diario di Enrico, alunno di 12 anni dell’Istituto Paritario Sacro Cuore (delle Suore Betlemite) di Napoli. Enrico, però – e forse la sua insegnante non se n’era accorta… – è affetto da disturbi dello spettro autistico e il suo progetto educativo dev’essere diverso da quello dei compagni. Gli sarebbero servite, quindi, quelle ore di sostegno che la scuola non era disposta a dargli, avendo anzi chiesto ai genitori di pagare un insegnante.

Ci aveva indignato, qualche settimana fa, la storia di discriminazione scolastica denunciata per prima dall’associazione napoletana Tutti a Scuola e ripresa poi da vari organi d’informazione. Una storia – cui avevamo dedicato un ampio approfondimento (lo si legga cliccando qui) – che era finita anche in Parlamento, con l’Interrogazione alla Camera della deputata Luisa Bossa, indirizzata al ministro Gelmini, ove si sottolineava tra l’altro che quella scuola «non può addurre la mancanza di fondi né può chiedere ai genitori di farsi carico dei costi per l’insegnante di sostegno. L’istituto – come tutti quelli paritari – riceve fondi pubblici e deve garantire diritti e parità».

Ebbene, tra le mille difficoltà e amarezze che un’incompiuta inclusione scolastica costringe quotidianamente molte famiglie a vivere, sembra proprio che ogni tanto si possa anche sorridere! Ed è quello che abbiamo fatto, quando abbiamo ricevuto da Tutti a Scuola il seguente messaggio: «Enrico ha vinto! Avrà il suo insegnante di sostegno a partire da quest’anno. Per lui la scuola incomincia l’11 aprile!».
«C’è soddisfazione – prosegue il comunicato dell’Associazione – nel riscontrare che la lotta paga, una lotta che va sempre sostenuta, perché solo chi rinuncia a combatterla ha già perso in partenza. Con Enrico hanno vinto anche la sua famiglia, Tutti a Scuola e quei giornalisti che, in un Paese asservito, riescono lo stesso, con coraggio, ad esercitare il loro diritto di cronaca e di denuncia».
Si è trattato di «una battaglia – viene precisato – combattuta con le armi non violente di una denuncia alla polizia, di un’Interrogazione Parlamentare indirizzata al Ministro dell’Istruzione, di un’ispezione alla scuola paritaria dove Enrico studia e soprattutto dei numerosi appelli mediatici incominciati con gli articoli del “Mattino” di Napoli e proseguiti a Rai Tre con la trasmissione Agorà».
«Tutti noi, però, siamo consapevoli – conclude la nota di Tutti a Scuola – che è stata vinta una battaglia, ma che per vincere la guerra bisognerà verificare l’applicazione delle misure promesse dall’Ufficio Scolastico Regionale e soprattutto che gli stessi diritti vengano estesi agli altri ventimila alunni disabili che vivono le medesime difficoltà». (S.B.)

La lista si allunga: il TAR Sicilia condanna la scuola.

La domanda sorge spontanea: ma non erano gli uffici regionali ad assegnare le ore degli insegnanti di sostegno?
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La Sicilia del 09-04-2011

Disabili e sostegno, il Tar condanna scuola

LICATA. Il dirigente scolastico gli ha tolto ben 11 delle 22 ore di insegnante di sostegno a cui ha sempre avuto diritto, e adesso il Tar Sicilia dà ragione ai suoi genitori che hanno fatto ricorso contro l´Amministrazione imponendo alla scuola, in via d’urgenza, di ridargliele. Succede a Licata, dove un bimbo di 9 anni, disabile gravissimo, alunno di terza elementare di un Istituto comprensivo della città ha bisogno costante di essere seguito durante le lezioni. Nel 2010 i genitori, «a beneficio suo, ma anche della sua stessa classe, come del resto prevedono tutte le leggi sull´integrazione», tramite i legali di fiducia, gli avvocati Giuseppe Limblici e Calogero Pirrera, entrambi di Favara, hanno presentato ricorso al Tar adducendo che al proprio figlio minore disabile spettava un insegnante di sostegno, ma che allo stesso erano state assegnate delle ore settimanali inferiori a quelli spettanti per legge, determinando gravi disagi alla famiglia ed al minore. Ed è proprio per il loro immediato reintegro che si è pronunciato il Tar Sicilia condannando il Ministero dell’Istruzione. Da questo momento, dunque, la scuola dovrà in qualche modo assicurare di nuovo al bimbo tutte le ore di cui gli è stato riconosciuto il bisogno essenziale. Una sentenza destinata a fare giurisprudenza, che condanna le Amministrazioni resistenti all’assegnazione delle ore di sostegno riconosciute, e che restituisce il diritto allo studio a un bambino disabile.

di Totò Arancio

Tagliare il sostegno è D I S C R I M I N A Z I O N E

Il Ministero della Pubblica D-Istruzione contro le famiglie degli alunni con disabilità: non passa lo straniero. Genitori in trincea.

Una nuova arma a favore delle famiglie: tagliare = discriminare.

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Glissava, qualche settimana fa in un’intervista televisiva, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, sulla condanna dell’Amministrazione Scolastica a ripristinare le ore di sostegno tolte a uno studente con disabilità, come aveva stabilito il Tribunale di Milano nel gennaio scorso. Eppure proprio il suo Ministero – insieme all’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e a quello Provinciale di Milano – aveva presentato ricorso contro quel provvedimento. Glisserà ancora, ora che il ricorso è stato bocciato?

Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso presentato dal Ministero dell’Istruzione, dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e da quello Provinciale di Milano, contro l’Ordinanza prodotta nel gennaio scorso dalla stessa Corte milanese, che per la prima volta in Italia aveva stabilito la natura discriminatoria dell’inadeguata assegnazione di ore di sostegno a studenti con disabilità. Il verdetto aveva dato ragione al ricorso presentato dai genitori di diciassette studenti con disabilità e dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), in collaborazione con LEDHA Milano e con l’Associazione Avvocati per niente.

Si tratta di un precedente di enorme rilevanza giuridica e la LEDHA si augura pertanto che la Sentenza abbia ricadute in tutta Italia [è già successo ad esempio alla Spezia, come si può leggere nel nostro sito cliccando qui, N.d.R.] e che vengano assegnati in giusta misura gli insegnanti di sostegno non solo ai diciassette ragazzi protagonisti del ricorso, per i quali, al momento, non risulta per altro che la situazione discriminatoria sia venuta meno, essendo ancora ridotte le ore del sostegno rispetto a quanto previsto nel precedente anno scolastico.
Il ricorso – vale sempre la pena ricordarlo – ha utilizzato l’ancora poco nota Legge 67/06 che di fatto ha introdotto anche in Italia una tutela antidiscriminatoria a favore delle persone con disabilità identica a quella prevista a tutela degli stranieri. L’idea e la scelta di utilizzare tale strumento – anziché il “tradizionale” ricorso al Tribunale Ammistrativo Regionale (TAR) – nasce da un lavoro di analisi e riflessione giuridica in cui la competenza del Servizio Legale LEDHA in materia di diritto antidiscriminatorio a tutela delle persone con disabilità si è unita alla lunga esperienza in diritto antidiscriminatorio a tutela di altre categorie deboli, svolta in Tribunale dai legali dell’Associazione Avvocati per niente.

Interessante è anche approfondire i contenuti dell’Ordinanza di Conferma del giudice milanese. In particolare, vengono citati i princìpi costituzionali, le linee guida fissate dalla Corte Costituzionale [in particolare si pensi alla Sentenza 80/10, N.d.R.] e le prescrizioni normative enunciate nel provvedimento impugnato. Le norme, infatti, ribadiscono che:
- il diritto soggettivo all’istruzione e all’educazione viene affermato dalla legislazione vigente come diritto fondamentale, inteso quale strumento per stimolare le potenzialità del soggetto svantaggiato anche attraverso la socializzazione con i compagni e i membri delle Istituzioni scolastiche;
- la fruizione di tale diritto viene normativamente assicurata attraverso misure di «integrazione e sostegno» che sono idonee a garantire alla persona con disabilità la frequenza degli istituti di istruzione e l’utilizzo in concreto del servizio scolastico;
- l’incontestabile discrezionalità legislativa nell’individuazione delle risorse destinate a tutela dei diritti dei soggetti con disabilità incontra un limite nel rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati;
- tale principio non può non trovare attuazione anche con riguardo all’attività della Pubblica Amministrazione destinata a incidere sul diritto all’istruzione delle persone con disabilità, inteso quale diritto fondamentale;
- la Consulta ha inoltre affermato, riguardo a tale ambito, che la scelta discrezionale dell’amministrazione scolastica di ridurre le ore di sostegno agli studenti con disabilità è idonea a concretare un’indiretta discriminazione, vietata dalla Legge 67/06, ogniqualvolta essa non si accompagni a una corrispondente identica contrazione della fruizione del diritto allo studio anche per tutti gli altri studenti normodotati e risulti in concreto inadeguata al rispetto del nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati.
«Pertanto la contrazione didattica per gli studenti svantaggiati – si legge nell’Ordinanza di Conferma – va individuata anche nella riduzione delle ore di sostegno, una volta che gli insegnanti specializzati siano considerati uno strumento imprescindibile per la corretta e compiuta fruizione». In tal senso, quindi, la riduzione delle ore di sostegno è da ritenersi come una «concreta forma di discriminazione indiretta a danni della persona con disabilità» e il Tribunale considera superate tutte le contestazioni svolte in sede di reclamo dall’Amministrazione Scolastica.

«Come genitori – commenta Maria Spallino, una delle persone che hanno presentato il ricorso al Tribunale di Milano – abbiamo intrapreso un percorso impegnativo per vedere rispettato il diritto allo studio e all’inclusione scolastica. Siamo tuttavia convinti che questa ulteriore vittoria darà a tutte le famiglie la forza di difendere con maggiore determinazione i diritti dei propri figli. Le persone con disabilità non sono “un investimento a fondo perduto”, al contrario, quanti più strumenti metteremo nelle loro mani sin da piccole, tanto più piena e partecipativa sarà la loro vita da adulti. Tutti i Cittadini, anche attraverso questa esperienza, avranno un’opportunità in più per comprendere e condividere la cultura della integrazione e della inclusione. Tutti noi, prima o poi, potremmo avere dei bisogni speciali nella vita. E il nostro impegno, come genitori e come collettività, non può non tenerne conto».

*Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità.

Sostegno scolastico. La Ledha scrive alla Gelmini

Parole pesanti quelle del Tribunale di Milano: l’assegnazione di un numero inadeguato di ore di sostegno è un’azione discriminatoria nei confronti dei nostri figli. Discriminatoria. Lo Stato, la scuola compiono atti discriminatori. Ricordiamoci questa sentenza e  usiamo per far rispettare  non solo i diritti, ma, appunto, anche la dignità  dei nostri figli.

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dal sito: http://www.vita.it/

Lettera aperta della Ledha alle istituzioni scolastiche dopo che il Tribunale ordinario di Milano ha definito discriminatorio l’inadeguata assegnazione di ore

Il Tribunale Ordinario di Milano ha stabilito, per la prima volta in Italia, la natura discriminatoria dell’inadeguata assegnazione delle ore di sostegno a studenti con disabilità. Il ricorso è stato presentato dai genitori di 17 studenti con disabilità e da Ledha, in collaborazione con Ledha Milano e con l’Associazione Avvocati per niente. Alla luce di questo importante risultato, Ledha invia una lettera aperta al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico della Regione Lombardia della Lombardia Giuseppe Colosio e, per conoscenza ai membri dell’Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilita per chiedere in che modo intendono affrontare e riconoscere il diritto all’istruzione delle persone con disabilità.

«Il ricorso è stato promosso utilizzando la poco conosciuta Legge 67/2006 che di fatto ha introdotto anche in Italia una tutela antidiscriminatoria a favore delle persone con disabilità identica a quella prevista a tutela degli stranieri, ma anche un esplicito richiamo alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità», commenta Gaetano De Luca, l’avvocato di Ledha che ha seguito l’iter legale.
«Si è deciso di utilizzare di utilizzare il diritto antidiscriminatorio con l’obiettivo di far finalmente emergere come un inadeguato ed insufficiente supporto al processo di inclusione scolastica costituiscano prima di tutto una ingiustificata e grave discriminazione, oltre che una chiara violazione della legislazione scolastica», continua l’avvocato Gaetano De Luca. «La strada giuridica intrapresa pertanto è stata molto diversa dall’esperienza giudiziaria fatta sino ad ora da altri genitori. Si tratta di una approccio giuridico e culturale che sino ad oggi non era mai stato utilizzato».

Negare le risorse necessarie per garantire il diritto allo studio dei bambini e ragazzi con disabilità significa quindi non rispettare i loro diritti umani. Fulvio Santagostini, presidente Ledha chiede, a nome della Federazione, al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ed al Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia Giuseppe Colosio, «di sapere in che modo, già a partire da quest’anno, si intenda affrontare la grave situazione che vede nella sola Lombardia, la mancanza di più di 2000 cattedre di sostegno in modo da garantire il rapporto 1 insegnante di sostegno ogni 2 alunni con disabilità, per garantire nei fatti il diritto allo studio previsto dall’art. 24 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità».

«Dare a un alunno qualche ora di sostegno in più, quando non gli si offre altro, non vuol dire riesumare le scuole speciali. Tutt’altro!», scrive Donatella Morra, rappresentante del Gruppo Ledha Scuola in un articolo apparso su personecondisabilita.it. «Discriminazione diretta si ha quando non si fanno leggi antidiscriminatorie, discriminazione indiretta (più sottile e insidiosa) si ha quando le leggi ci sono, ma non si applicano, come avviene in Italia, in cui una buona legislazione per l’inclusione scolastica è troppo spesso disattesa o incensata solo a parole».

Tribunale di Milano: “Ridurre le ore di sostegno è discriminatorio”

Lo Stato contro lo Stato: La Scuola non assegna gli insegnanti di sostegno, i Giudici invece si….

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Il giudice ha accolto il ricorso di trenta genitori di studenti disabili sostenuti dall’associazione Ledha. Sono tre le scuole coinvolte, che dovranno ripristinare lo stesso numero di ore dell’anno precedente

MILANO – Ridurre le ore di sostegno scolastico agli studenti disabili per l’anno scolastico in corso rispetto a quelle fornite nell’anno precedente è discriminatorio. I tagli contenuti nella legge Finanziaria non giustificano la riduzione del numero delle ore di sostegno. Lo ha stabilito il giudice Patrizio Gattari del Tribunale di Milano, accogliendo il ricorso presentato da trenta genitori, sostenuti dall’associazione Ledha, contro il ministero dell’Istruzione, l’Ufficio scolastico regionale delle Lombardia, l’Ufficio scolastico provinciale di Milano e tre scuole.

“Accertata la natura discriminatoria della decisione delle amministrazioni scolastiche di ridurre le ore di sostegno scolastico in corso rispetto a quelle fornite nell’anno precedente (2009/2010) – scrive il giudice nella sentenza depositata oggi – ordina alle amministrazioni convenute la cessazione della condotta discriminatoria”. Nell’ordinanza, il giudice ordina alle scuole coinvolte (l’istituto comprensivo “Cavalieri”, la primaria “Ferrante Aporti” e l’istituto tecnico “Abe Steiner”) di ripristinare, entro 30 giorni, per i figli dei ricorrenti il medesimo numero di ore di sostegno fornito loro nell’anno scolastico 2009/2010.

Da Roma, accoglie con favore la sentenza Antonio Guidi, collaboratore del sindaco di Roma per le Politiche della Disabilità. “Ritengo corretta la decisione del giudice di Milano in merito al taglio delle ore di sostegno per gli studenti con disabilità – ha affermato -. Alla luce della mia esperienza come psichiatra infantile e uomo di governo, penso che sia inaccettabile qualsiasi ridimensionamento della spesa pubblica, già di per sé così poco efficace”. Secondo Guidi “l’istruzione non solo è essenziale per lo sviluppo di tutti, ma costituisce un indicatore fondamentale di civiltà: per il diritto all’istruzione passa il diritto alla vita”.

(10 gennaio 2011)

Disabili, la Costituzione supera i limiti di spesa

Insegnante di sostegno: dove non arriva il “buon senso”, arriva la Costituzione.

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Il TAR Sardegna: studente danneggiato dalla riduzione delle ore di sostegno. Così è motivata la sentenza di condanna dell’amministrazione

SASSARI. Il tribunale regionale amministrativo della Sardegna ha riconosciuto il danno esistenziale causato dalla riduzione, prima, e dalla totale sottrazione, poi, delle ore di sostegno rispetto a quelle ritenute necessarie nel progetto educativo di un alunno disabile. Poiché in tal modo è stata interrotta «la piena continuità di sostegno al recupero ed allo sviluppo del disabile in situazione di gravità, integrando un arresto alla promozione dei suoi bisogni di cura, di istruzione e di partecipazione a fasi di vita normale», il tribunale ha conseguentemente deciso di attribuire ai genitori dell’alunno un risarcimento equitativamente stabilito in duemila euro. La sentenza è la n. 2580 e trova origine in un ricorso presentato dai genitori di un alunno disabile frequentante una scuola primaria del decimo circolo didattico di Sassari. Relativamente all’anno scolastico 2009/2010 la scuola aveva richiesto, in sede di formazione del progetto educativo personalizzato, l’assegnazione di un insegnante di sostegno con rapporto di uno a uno. Invece l’amministrazione scolastica assegnò solo dodici ore, che in seguito, gennaio 2010, vennero del tutto tolte con motivazioni non portate a conoscenza degli interessati. La stessa amministrazione aveva chiarito, assegnando un numero di ore di sostegno inferiore a quello richiesto, di essere vincolata a invalicabili parametri di organico. L’art. 2, commi 413 e 414, della legge 244/2007 (finanziaria 2008), infatti, avrebbe del tutto eliminato la possibilità di assumere insegnanti di sostegno in deroga al limite massimo, consentito invece in precedenza dalla legge 449/1997, un’altra finanziaria, quella del 1998. Tale esclusione, però, è stata dichiarata incostituzionale con sentenza della Consulta del 26 febbraio scorso. Il tribunale ha anche argomentato che avrebbe potuto risolvere la questione, accogliendo le richieste dei genitori, senza bisogno di tale dichiarazione di incostituzionalità. Adottando il criterio dell’interpretazione «costituzionalmente orientata» dei commi 413 e 414 dell’art. 2 della l. 244/2007, già utilizzato da un altro tribunale, quello della Liguria, tali disposizioni non avrebbero inciso sul diritto all’assegnazione di un insegnante di sostegno per il numero di ore necessarie, essendo prevalenti i principi di integrazione dei disabili contenuti nella legge 104/1992 in attuazione di una specifica norma costituzionale, l’art. 38, terzo comma. Ne consegue che anche l’amministrazione si sarebbe potuta attenere a tale interpretazione, evitando di essere censurata dalla giustizia e assicurando con la generosità che la legge consente la piena partecipazione degli alunni disabili al processo educativo e contribuire decisivamente a stimolarne le potenzialità.